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In caso di difetto di conformità, il codice del consumo stabilisce due diversi livelli di tutela: il consumatore ha, in prima battuta, diritto alla “riparazione” o “sostituzione”. L’utilizzo da parte del legislatore di questi vocaboli trova giustificazione nel fatto che la garanzia di conformità è stata elaborata con specifico riferimento ai beni di consumo, e dunque ad oggetti che siano prodotti in serie.

Anche se in Italia non sono noti casi in cui si sia confermata (o negata) l’applicazione di queste regole, questi i rimedi sembrano utilizzabili anche con riferimento alla compravendita di un cavallo. Gli effetti pratici sono i seguenti: nel caso in cui il difetto riscontrato sia agevolmente curabile, il professionista sarà tenuto ad intervenire gratuitamente, ponendovi rimedio (“riparazione”). In alternativa, ove il difetto sia di tipo permanente, il professionista (si pensi ad un allevatore) sarà tenuto a procurare al consumatore un nuovo cavallo (“sostituzione”).

Ove questi due rimedi non risultino esperibili, entrano in gioco le tutele di secondo livello: in base a queste il consumatore potrà richiedere la riduzione del prezzo, sempre che intenda rimanere proprietario del cavallo difettoso”, oppure la risoluzione del contratto. Quest’ultimo rimedio è senza dubbio il più efficace perché comporta lo scioglimento del contratto e dunque, rispettivamente, la restituzione del cavallo “difettoso” al venditore e la restituzione integrale del prezzo al compratore.

Va, infine, precisato che per poter avvalersi della garanzia di conformità, il consumatore è tenuto a rispettare dei limiti di tempo: deve denunciare il difetto al professionista entro un termine massimo di due mesi dalla scoperta ed azionare in giudizio i propri diritti entro due anni dalla consegna del cavallo.