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Pensione non pagata e diritto di ritenzione del cavallo Home / Approfondimenti / Pensione non pagata e diritto di ritenzione del cavallo

In questi mesi in molti professionisti mi hanno fatto, con sfumature diverse, la stessa domanda che in sintesi possiamo riassumere nel seguente quesito: se il proprietario di un cavallo non paga da tempo la pensione, il gestore del maneggio ha diritto di tenersi il cavallo?

Anche per via della fin troppo nota situazione economica del paese, è frequente che molti proprietari di cavalli non paghino regolarmente la pensione al gestore del maneggio che si ritrova costretto a far fronte autonomamente alle esigenze – non procrastinabili – dell’animale.

Riassumo brevemente la fattispecie in esame.

Il sig. x, gestore del maneggio x, svolge la propria attività lavorativa accudendo i cavalli che gli vengono affidati dai clienti. In particolare, si occupa ad esempio di mettere a disposizione un ricovero per l’animale (box, capannina o paddock), pulire le scuderie, dare da bere e da mangiare la razione giornaliera, fornire le dovute cure in caso di malattia, garantire il movimento giornaliero del cavallo ecc.

A fronte dell’attività lavorativa prestata per fornire tali servigi, il proprietario del cavallo corrisponde mensilmente al sig. x una retta di importo variabile a seconda degli accordi assunti.

Riferisce il gestore del maneggio che il sig. y a partire dal …. ometteva di corrispondere la retta mensile, interrompendo ogni rapporto con il maneggio e con il proprio animale.

Il gestore del maneggio vuole sapere, da una parte, se nella fattispecie in esame, a fronte dei mancati pagamenti e del danno arrecato, è legittimato a tenersi il cavallo e ad acquisirne la relativa proprietà, dall’altra se, per prevenire e tutelarsi in futuro da comportamenti di questo tipo, è consigliabile e/o possibile inserire nei relativi contratti una clausola contenente il diritto alla ritenzione degli animali e la sua eventuale estensione (approfondiremo tale seconda domanda in una delle prossime pubblicazioni).

Per comprendere appieno la vicenda è utile qualificare come contratto di deposito a titolo oneroso quello intercorrente fra proprietario del cavallo e gestore del maneggio.

Secondo l’art. 1766 del codice civile, infatti, il deposito è il contratto con il quale una parte (depositario) riceve dall’altra (depositante) una cosa mobile (il cavallo), con l’obbligo di custodirlo e restituirlo in natura. Anche se la norma non prevede alcuna prestazione da parte del depositante, la prassi e l’evoluzione della materia hanno portato a inquadrare il deposito quale contratto oneroso in tutti quei casi in cui la gratuità della prestazione sia esclusa dalla natura professionale del depositario o dalla volontà delle parti. In tali ipotesi il depositante è tenuto a pagare un corrispettivo e a rimborsare al depositario le spese sostenute per la custodia.

Alla scadenza e/o risoluzione del contratto il depositante è comunque tenuto a recuperare il bene oggetto di deposito e a liberare il depositario dagli oneri e dalle obbligazioni assunte.

Mi sono soffermata a descrivere il contratto di deposito proprio perché è uno di quei contratti ai quali la legge associa – come prestazione accessoria a crediti certi, liquidi ed esigibili – il diritto di ritenzione.

Il diritto di ritenzione, disciplinato dall’art. 2756 del codice civile, è quell’istituto giuridico che, eccezionalmente, consente al creditore di trattenere il bene oggetto della prestazione effettuata sino all’ottenimento della relativa controprestazione da parte del debitore inadempiente.

È importante chiarire fin da subito come diritto di ritenzione del cavallo non vuole dire diritto ad utilizzare l’animale (magari per la scuola) o diritto di proprietà sullo stesso ma consente al gestore esclusivamente di trattenere presso il maneggio (non restituire) il cavallo fino a quando il proprietario non avrà saldato i propri debiti.

Se il proprietario non provvede al saldo del dovuto il titolare del diritto di ritenzione potrà procedere alla vendita del bene ma nelle forme previste dall’art. 2797 del codice civile, ossia attraverso ufficiale giudiziario.

Dal ricavato della vendita dell’animale il gestore potrà recuperare arretrati e spese.

Pertanto alla prima domanda risponderei al gestore del maneggio che vanti un credito nei confronti di un proprietario che il primo, indipendentemente dalla circostanza di aver sottoscritto o meno un contratto con il proprietario, gode del diritto di ritenzione sul cavallo in caso di inadempimento del secondo all’obbligo di pagare la pensione.

Diritto di ritenzione

(che ciascun gestore del maneggio ha nei confronti dei propri clienti)

=

diritto di trattenere il cavallo fino al saldo del dovuto

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in caso di inadempimento prolungato, possibilità di vendere l’animale tramite ufficiale giudiziario

(per le forme avvalersi di un avvocato)

Attenzione perché il diritto di ritenzione, se esercitato in maniera differente da quella descritta, può portare chi lo esercita a sconfinare nell’illecito e, nei casi più gravi, al compimento del reato di appropriazione indebita.

Per scongiurare queste ipotesi risulta essenziale che il gestore del maneggio non si comporti come se fosse il proprietario del cavallo (cfr. la sentenza della Corte di Cassazione numero 17295 del 2011 che, per esempio, ha stabilito che il detentore, per non incorrere nel reato di appropriazione indebita, non deve compiere sul bene oggetto di deposito atti di disposizione tipicamente esercitati dal proprietario) .

In una delle prossime pubblicazioni mi soffermerò a descrivere gli strumenti offerti al gestore del maneggio per recuperare il proprio credito e valuteremo l’opportunità di inserire nei contratti fra gestori e proprietari apposite clausole che vadano, eventualmente, ad ampliare e specificare il diritto di ritenzione sopra descritto.

Vedremo in quali termini e con quali implicazioni.

 

Approfondimento a cura dell’Avv. Marianna Garrone